Una grande illustrazione in grado di ricoprire tutta la scalinata esterna dell'Apple Store di Piazza Liberty, a Milano. È l'installazione realizzata da Apple in collaborazione con l'illustratrice italiana Olimpia Zagnoli, che per l'occasione ha dato vita ad un gioco di spazi colorati dove una coppia dello stesso sesso – in questo caso due donne – è caratterizzata da una composizione con un grande cuore al centro. "Questo cuore sarà animato da tutte le persone che si sono iscritte attraverso il sito e che sono state chiamate a partecipare a una sorta di flashmob per svelare un messaggio inclusivo" ha spiegato Olimpia a Fanpage.it. "È un'illustrazione che omaggia i colori della bandiera e si prefigge di rappresentare l'amore e le famiglie non tradizionali".

Un lavoro enorme che caratterizza tutta la scalinata dell'anfiteatro, cioè la parte esterna dello store milanese di Apple realizzata in beola grigia e che rappresenta la punta di diamante degli spazi nei quali l'azienda ospita concerti e workshop. Oggi, invece, lo spazio si trasforma completamente grazie all'illustrazione di Olimpia, che dai lavori editoriali – e quindi contenuti a riviste o quotidiani – si è trovata a dover colorare un'intera piazza. "Sicuramente è stato complicato, perché arrivando dal mondo dell'editoria sono abituata a dimensioni di libri, quotidiani, magazine e copertine" continua Olimpia. "Quando si lavora su grandi formati di questo tipo serve un grande lavoro di matematica, tecnica e misure e un grande sforzo di immaginazione. Per pensare ad un terreno calpestabile molto ampio, dove il centimetro che vedi nel tuo computer diventa 10 metri, è importante avere un'idea chiara dello spazio".

La storia di Olimpia Zagnoli, tra Apple e New Yorker

Quella realizzata per Apple non è però l'unica illustrazione a tema Pride che quest'anno Olimpia ha creato per un'azienda internazionale. La copertina del numero del New Yorker dedicato all'orgoglio LGBT mostra infatti una sua opera, caratterizzata da un concetto simile a quello messo in campo per l'installazione di Milano. D'altronde il lavoro di Olimpia per le realtà editoriali americane prosegue ormai da anni e con il New Yorker collabora dal 2008 per illustrazioni interne. "Ho sempre disegnato, come molti illustratori che finiscono a raccontare una storia molto simile. Io ho avuto la fortuna di avere due genitori artisti, che quindi mi hanno supportata nella mia scelta di poter trasformare questa passione in un lavoro" racconta a Fanpage.it. "Ho iniziato cercando lavoro in Italia, ma è stato difficile e sono andata a New York, una città molto importante dal punto di vista dell'editoria. Sono andata a fare degli appuntamenti con i giornali più importanti e mi è stata data l'opportunità di far vedere i miei lavori. Dopo poco sono arrivate le prime commissioni. Dopo aver cominciato a lavorare negli USA, è stato più semplice trovare lavoro una volta tornata in Italia. Sono quasi 10 anni che mi occupo di illustrazioni".

Una storia, quella di Olimpia, che passa per la ricerca di uno stile bidimensionale fortemente ispirato dalle stampe di un tempo. Un approccio basato (anche) sull'utilizzo di un mezzo veloce come il computer, ma che non allontana Olimpia da carta e matita. "La carta rimarrà sempre, per un grafomane o illustratore credo che la necessità fisica sia quella di appoggiare la matita sul foglio" spiega Olimpia. "Quello rimarrà sicuramente, tante volte soffro perché magari sono mesi che faccio cose al computer e ho proprio bisogno di sedermi e lavorare con tecniche tradizionali. Dall'altro lato il computer e l'iPad mi danno la possibilità di tradurre in un secondo quello che ho in testa, che è una grandissima qualità. Io lavoro tanto con i colori e credo che il pensiero non ne abbia molti di per sé: penso ad un soggetto ed è facile avere un immaginario generale di caldo o freddo, oppure di anni '70 o anni '80. Ma il pensiero non ha colori molto nitidi. Il fatto di avere un iPad sottomano che può dare immediatamente una campitura colorata rende l'immagine immediatamente visibile. Mi piace molto perché è come se traducesse in maniera molto veloce una sorta di istinto".

My first @newyorkermag cover is out today!

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Sulla realizzazione di un'opera di questo tipo, inclusiva e dedicata alla comunità LGBT, Olimpia non ha dubbi: "Credo sia importantissimo, perché è attraverso la rappresentazione che in qualche modo noi digeriamo i concetti e ci sentiamo in un certo senso compresi. Nel vedersi rappresentati, spero che i rappresentanti della comunità LGBT si sentano protetti e compresi dalla città stessa e non da me nello specifico". Ma l'illustrazione non si rivolge solo a chi sta scendendo nelle piazze e nelle strade per difendere l'orgoglio LGBT. "Al tempo stesso mi piace pensare a quella che potrebbe essere un'utopia, cioè che il passante non alleato della comunità LGBT ma, anzi, antagonista si fermi un secondo a pensare perché una grande azienda e una città come Milano hanno concesso una cosa di questo tipo e che questo possa fare riflettere sui tempi che viviamo" conclude Olimpia. "Inoltre credo che di questi tempi, con l'odio diffuso alimentato giorno dopo giorno, sia molto importante, per quanto a volte troppo letterale, banale o patetico, mandare messaggi chiari".