Il piano di demolizione del Ponte Morandi
in foto: Il piano di demolizione del Ponte Morandi

Ci saranno più fronti, come in guerra: da un lato i mezzi meccanici e gli esplosivi demoliranno il moncone est del Ponte Morandi; dall'altro le enormi gru, come robot telecomandati, smantelleranno pezzo per pezzo il moncone ovest; la dinamite abbatterà il pilastro numero 11; mentre gli escavatori radiocomandati martelleranno, fino a farlo sgretolare, il pilastro numero 10 (che oggi regge il moncone est del Viadotto Polcevera). Così dell'iconico e temuto ponte Morandi di Genova non ci sarà più traccia nella valle. È questo il "piano di attacco" presentato dall'amministratore delegato di Autostrade e Atlantia, Giovanni Castellucci, in un incontro con il presidente della Regione Liguria e commissario per l'emergenza, Giovanni Toti, e il sindaco di Genova Bucci.

Il piano

Demolire è un'attività difficile quanto costruire. Ogni decostruzione comporta costi elevati per l'economia e per l'ambiente. Quando si demolisce, soprattutto se si tratta di un'infrastruttura, bisogna avere un piano che tenga conto del contesto e dei tempi di esecuzione. Nell'incontro del 30 agosto 2018 tra l'Ad di Autostrade Giovanni Castellucci, il presidente della Regione Liguria Toti e il sindaco Bucci è stato presentato una bozza di piano preliminare per la demolizione del Ponte Morandi. Giovanni Toti si dice ottimista e prevede di iniziare i lavori di smantellamento entro 30 giorni. Le previsioni sono più brevi del previsto grazie a tecniche combinate di realizzazione che potranno demolire il moncone est del Viadotto in un giorno, insieme ai 150 appartamenti delle undici palazzine esistenti sotto il ponte, e smantellare il moncone ovest, pezzo per pezzo, in 20 giorni. Le tempistiche esatte verranno però rese note solo dopo l'esecuzione dei sopralluoghi perché l'area è sottoposta a sequestro (per le indagini sulle cause e le responsabilità del crollo del Viadotto Pocevera) e necessita dei permessi della Procura per intervenire. Se saranno rispettati tutti i tempi di indagine e approvazione previsti, la demolizione, resa urgente dall'indebolimento dei sostegni e dall'alto rischio di collasso, potrebbe essere completata entro la fine di ottobre. Non è ancora chiaro solo cosa sostituirà il Ponte Morandi. Sono stati vari i progetti di ricostruzione presentati e anche il famoso architetto genovese Renzo Piano ha contribuito con un suo disegno di progetto.

Uno dei monconi del Ponte Morandi rimasto in piedi dopo il crollo del 14 agosto 2018
in foto: Uno dei monconi del Ponte Morandi rimasto in piedi dopo il crollo del 14 agosto 2018

Le tecniche

Storicamente, il modo più comune per demolire una struttura è farla esplodere. L’operazione però non è mai semplice e veloce come si pensa perché necessitano permessi di demolizione specifici; l'area circostante deve essere sgombera e sicura; il piano di intervento deve essere preciso e ben calcolato; se si tratta di strutture in vetro o metallo, bisogna, ad esempio, rimuovere prima dell'operazione eventuali elementi che si potrebbero trasformare in detriti volanti pericolosi. A demolizione completata, il ripristino del terreno può inoltre essere complesso. È per questo che la demolizione del Ponte Morandi di Genova ha richiesto uno studio approfondito e specifico che si è concluso con un piano preliminare che prende in considerazione differenti tecniche di intervento: "Il moncone Est sarà demolito in modo più rapido con mezzi meccanici ed esplosivi, come idea.", ha spiegato il governatorie Toti in conferenza stampa, "Mentre il moncone ovest sarà smontato pezzo pezzo con gru telecomandate".

La legge

Ripristinare le infrastrutture per la mobilità, intervenire per favorire le imprese e le famiglie, provvedere alle migliori soluzioni immobiliari per chi è rimasto senza casa e alla moratoria per i mutui già in essere con gli enti locali, sono questi i quattro obiettivi più urgenti da raggiungere in seguito al crollo del Viadotto Polcevera. A tal fine, il commissario per l'emergenza, Giovanni Toti, e il sindaco di Genova, Marco Bucci, hanno scritto una lettera al Premier Conte per chiedere "un provvedimento di legge ad hoc che non deve essere per forza una legge speciale per Genova, ma può essere inserito nel prossimo Milleproroghe per andare oltre il primo decreto di emergenza che fissò i primi fondi per gli indennizzi e quindi per avere nuovi fondi, in modo da velocizzare la ricostruzione con deroghe a una serie di vincoli su assegnazione cantieri, definizione di appalti e di gare". Nel frattempo, Autostrade per l'Italia, la società incaricata della gestione del Ponte Morandi e di gran parte della rete autostradale italiana, ha annunciato che estenderà la zona senza pedaggio attorno a Genova, istituita in seguito al disastro. Sono iniziati i rimborsi delle rate dei mutui a favore dei cittadini genovesi residenti nella zona rossa. Delle 133 famiglie rimasti senza casa perché residenti nelle palazzine sotto il moncone est del Ponte Morandi: a 75 famiglie sono state assegnate case alternative, 58 hanno optato per il contributo autonomo di protezione civile per il pagamento dell'affitto. Entro la fine di ottobre, secondo Toti, si prevede la sistemazione di tutti gli sfollati.