Nell'infanzia di tutti credo ci sia almeno un momento legato allo scoppio del pluriball, la famosa plastica con le bolle usata per imballare oggetti delicati o nei trasporti. In molti la chiamano millebolle ma al di là di come lo si conosce, l'imballaggio è una vera mania che ha conquistato e conquista intere generazioni: è quasi impossibile trovarsi di fronte ad un foglio di pluriball e non avere la tentazione di scoppiare tutte le bolle. Per molti più che una plastica da imballo è un anti-stress o anche un gioco, una sfida all'ultima bolla da schiacciare, tanto che in Giappone hanno inventato il primo simulatore di pluriball, proprio per garantire il piacere di scoppiare bolle anche quando non c'è un trasloco in vista o nulla da imballare. Ma per Bradley Hart pluriball è più di una plastica da imballo o un anti-stress: l'artista newyorkese usa le millebolle come tela per i suoi dipinti.

Bradley Hart riesce a creare incredibili capolavori con una tecnica inventata da lui: utilizzando delle siringhe, l'artista di New York inietta colore acrilico in ogni bolla di un foglio di pluriball fino a creare l'immagine da lui voluta. Il risultato finito è un complesso e accurato coordinamento di colori separati, in modo da realizzare l'immagine complessiva quando vista da lontano. La maggior parte dei capolavori di Hart riproducono le più famose opere d'arte della storia come la Gioconda o La donna con l'orecchino di perla; ma l'arte del pluriball spazia anche alla riproduzione di fotografie famose o di opere inedite dell'artista. Un materiale così comune come il pluriball viene elevato a rango di base per opere d'arte incredibili, il cui effetto complessivo sembra ricordare la tecnica del pointillisme di fine Ottocento in Francia. Usare le iniezioni nei fogli di millebolle comporta una visione generale a monte che ha dell'incredibile. Un'altra tecnica usata da Hart lavora invece per eccesso, da vita alla serie Impressioni, e si realizza con un'abbondanza di vernice acrilica nelle bolle, la quale, fuoriuscendo da ciascuna minuscola cavità, crea immagini su base di legno che colano come appunto delle impressioni. Le serie di opere d'arte di Bradley Hart, Iniezioni ed Impressioni, sono esposte l'una a fianco all'altra come fossero in relazione. La critica d'arte Deborah Zafman, scrive ne "La Pazzia al metodo di Bradley Hart": "Ho interpretato il suo lavoro come, per lo più, un process art, come un modo di prendere qualcosa senza valore e illogico e di trovare una qualità nascosta e un potenziale che giaceva inutilizzato a causa dell'estremo sforzo necessario per utilizzarlo.".